Comprendere

Giuseppe Garibaldi 1866, di dominio pubblico

"Mio caro Pederzolli..." Uno “scrittore e politico trentino” all'epoca dell'Unità d'Italia

La fonte del mese Historegio è una lettera del 1871 di Giuseppe Garibaldi al trentino Ippolito Pederzolli.

Garibaldi, uno dei più importanti protagonisti del risorgimento, intrattenne un regolare scambio epistolare con Pederzolli. Come molte delle lettere di Garibaldi, il documento qui presentato fu pubblicato in diversi periodici italiani di carattere nazionalistico, come il quotidiano romano La Riforma. Divenne cosi possibile esporre ad un vasto pubblico l'idea di annettere i territori di lingua italiana rimasti sotto il dominio straniero dopo il 1871 al nuovo Regno d'Italia.

Ippolito Pederzolli nacque il 13 agosto 1839 a Riva del Garda. Dopo aver frequentato la scuola a Rovereto e Trento, nel 1859 andò in esilio perché, secondo le sue stesse dichiarazioni, non voleva servire l'Austria, cioè "servire la dominazione straniera" nella guerra  contro il Regno di Sardegna e la Francia. Dal 1861in poi studiò giurisprudenza a Pavia. Dopo la sua fuga a Lugano nel 1863, insegnò scienze naturali e tedesco al Collegio Landriani.  Oltre alla regolare corrispondenza con Garibaldi, Pederzolli fu in contatto con altri “grandi” del Risorgimento italiano come Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo. Anche Mariano Langevicz, che per un breve periodo durante l'insurrezione anti-russa del gennaio 1863 divenne dittatore della Polonia orientale, fu amico intimo di Pederzolli. Nel corso della sua vita, Pederzolli oscillò tra idee nazionaliste, repubblicane, anticlericali e socialiste. Andò in esilio e fu deportato più volte nel corso della sua vita, l'ultima volta dalla Svizzera nel 1887 per la sua collaborazione con un giornale irredentista.

"Mio caro Pederzolli,
Pare il destino aver veramente decretato il compimento della nostra unità nazionale malgrado la dappocaggine di chi ci governa e le colpe di noi tutti

Io non dispero quindi di veder presto anche i nostri forti alpigiani trentini sottratti al giogo dello straniero, e reintegrati nella grande famiglia italiana. […]

Porgete un caro saluto ai nostri fratelli trentini e tenetemi sempre vostro

Caprera, 22. Luglio
G. Garibaldi"

Nella lettera a Pederzolli, pubblicata sul quotidiano romano La Riforma il 2 agosto 1871, Garibaldi ripercorre gli eventi degli ultimi mesi e anni. Vede nella riuscita dell'Unità d'Italia uno sviluppo fatidico che ha fatto il suo corso nonostante gli errori commessi da lui stesso e dai governanti. Nella lettera esprime anche la convinzione che i restanti territori di lingua italiana, in questo caso il Trentino, saranno presto liberati dal giogo del "dominio straniero". Il ritorno in seno alla "grande famiglia italiana" era, nella sua opinione, solo una questione di tempo. Eppure le parole di Garibaldi sembrano al tempo stesso malinconiche e riverenti.

Dopo che lo stesso Garibaldi fallì nel catturare Roma nel 1867, le truppe guidate dal generale Raffaele Cadorna finalmente vi riuscirono nel 1870. Con il completamento dell'Unità d'Italia e il riconoscimento di Roma come nuova capitale il 1° luglio 1871, Garibaldi si sentiva evidentemente in dovere di presentare l'Unità d'Italia come non ancora completa. La sua lettera a Pederzolli, pubblicata nell’agosto 1871, servì a rendere noto il suo punto di vista a un pubblico più vasto. Egli cercò di convincere gli Italiani a proseguire la lotta per i "territori irredenti", come furono presto chiamati.

Sebbene nel 1871 Pederzolli era già in esilio a Lugano, in Svizzera, da diversi anni, aveva apparentemente ancora stretti contatti con la sua patria. Lo si evince dal fatto che Garibaldi lo incarica di mandare i suoi più cordiali saluti ai comuni “fratelli trentini". Ulteriori ricerche potranno svelare se Pederzolli era in contatto anche con i Mesianisti, un gruppo di nazionalisti italiani con base a Trento.

Ulteriori pubblicazioni:

Maurizio Binaghi, Art. Ippolito Pederzolli, in: Dizionario storico della Svizzera (https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/048400/2009-12-03/).

Carmelo Calci, Garibaldi e i suoi tempi. Immagini dei protagonisti, Roma 2008.

Friederike Hausmann: Garibaldi. Die Geschichte eines Abenteurers, der Italien zur Freiheit verhalf,  Berlin 1999.

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Mag. Alexander Piff, Bakk. phil., è storico e scienziato culturale presso l'Università Leopoldo-Franzens di Innsbruck e si occupa dei processi di nazionalizzazione nel Tirolo storico come parte del progetto HISTOREGIO.

https://www.uibk.ac.at/geschichte-ethnologie/mitarbeiterinnen/projekt/piff_alexander/

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