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pellegrinaggio Madri e Vedove
Fonte: Wikipedia

Val di Fassa – Il pellegrinaggio nazionale madri e vedove dei caduti

Negli anni successivi all'annessione all'Italia del Tirolo Meridionale ovvero del territorio delle attuali province autonome di Bolzano e di Trento, se da una parte viene ricordato con grandi onori il sacrificio dei soldati caduti per l'Italia, dall'altra, la memoria dei tirolesi – di lingua tedesca, ladina e italiana - caduti indossando la divisa dell’esercito austro-ungarico non viene più menzionata.

Se ne può notare il senso anche in un pezzo del 27 settembre 1921 del Nuovo Trentino, che parla delle madri e delle vedove di guerra in pellegrinaggio in Val di Fassa. Il giornale espone i vari passaggi e incontri delle donne con le autorità da cui ben si comprende come lo spirito del ricordo sia esclusivamente quello dei caduti per il Regno d'Italia.

Il giornale riporta così:

"La carovana parte alle sei del mattino da Fiera di Primiero dove si era pernottato; breve sosta al bellissimo Cimitero di S. Martino di Castrozza e di Paneveggio, poi le macchine non si fermano che a Predazzo. Non si possono descrivere le accoglienze e le cerimonie qui susseguite senza sminuirne la dolce mestizia di cui sono improntate. Le madri scendono al cimitero gremito di popolo; quivi tutto è pronto per la messa celebrata dal Ten. Capp. De Amicis il quale tiene poi un magnifico discorso patriottico che commuove profondamente tutto l'uditorio. Finita la funzione al cimitero dove le tombe sono ricoperte da un profluvio di fiori, la comitiva si dirige alla piazza comunale dove una brillante compagnia della Guardia di Finanza con tutti gli ufficiali sfila dinnanzi ai pellegrini. Oltre tutte le autorità notiamo le madri e vedove locali che vollero rendere omaggio alle Madri venute da lontano. Si prosegue quindi per Moena dove un plotone di soldati rende gli onori militari alle Madri e Vedove che, scese al cimitero, sono accolte dalle autorità e da tutta la popolazione. Parla il parroco con profonda e sentita parola di Italiano, gli risponde brevemente il Maggiore Bisbini Comandante la sezione distaccata C.C.S.G. di Trento a nome della Madri e Vedove. A Vigo di Fassa, all'ingresso del paese, sono ad attendere i pellegrini gli orfani di guerra della Colonia Scolastica Milanese. Alle belle parole del prof. Scaglioni, direttore della Colonia, che invita a scendere al cimitero dove sta raccolta tutta la popolazione, è giocoforza rispondere che non si può aderire all'invito perché parecchi pellegrini, avendo sepolti i loro cari a Col di Lana, desiderano colà recarsi. Le macchine procedono e si inizia, passata la Val di Fassa, il valico del Pordoi (m. 2255) dove esiste un piccolo e ben tenuto Cimitero di guerra austriaco. Si scende nel Cimitero di Col di Lana: qui mancano tutte le esteriorità, non gran folla di gente, non autorità, non fiori, ma i pellegrini restano compresi dalla sacra mestizia che traspira questo campo della gloria e della morte: alcuni, straziati, si buttano ginocchioni sulle tombe dei loro cari. Commovente la scena del signor Fadda che piange sulla tomba dell'eroico figlio, primo Sardo decorato con medaglia d'oro di motu proprio di S.M. il Re e ne rievoca la memoria. Parla brevemente il Ten. Capp. De Amicis, poi lentamente si sfolla e tutti partono col cuore ripieno di mestizia e si riprende la via del ritorno a Trento".

Astrid Panizza

panizza.astrid@gmailcom

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