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Pozza di Fassa e Pera di Fassa negli anni 1930
Fonte: Fondazione Museo storico del Trentino

La sorgente solforosa di Pozza in Val di Fassa

Il mistero sull'origine dell'idrogeno solforato

Pozza in Val di Fassa è nota per le sue sorgenti sulfuree fin dal Medioevo; le prime tracce storicamente attestate di stabilimenti termali risalgono al XV secolo. Il settimanale fascista "La voce del Sella" dà notizia dell'unica sorgente sulfurea del Trentino il 1° febbraio 1924, cercando una risposta all’origine dell’idrogeno solforato:

“Fra i due distretti di Fiemme e di Agordo si innalza una massa calcarea detta Monte Allocco. Alle falde di questo monte sgorga questa minerale presso il villaggio di Pozza in Val di Fassa a m. 1400 s.m.

Quest’acqua in passato godé di una certa rinomanza, anzi già al principio del secolo scorso vi esisteva uno stabilimento rudimentale. Oggidì è del tutto dimenticata anche dai terrieri e non vi è più traccia del fabbricato che serviva da stabilimento. La sorgente è situata in un prato sulla sinistra dell’Avisio e l’acqua si raccoglie in una pozza che esala un forte odore d’acido solfidrico. 

Quest’acqua fu analizzata da Demetrio Leonardi nel 1869, ed egli se ne occupò estesamente per l’interesse che avevano destato in lui alcune considerazioni sulla genesi di quest’acqua e che io esporrò più sotto. 

Ecco i risultati della sua analisi:

acido solfidrico: 40cm3 in 1000cm3 d’acqua a 9 R di temp[eratura]

acido carbonico: poco

bicarbonato di calcio – bicarbonato di magnesio: discreta quantità

solfato di calcio: moltissimo

bicarbonato di ferro: pochissimo

ioduri – bromuri: scarsissimi

materia organica: tracce.

 

Questa è l’unica sorgente solforosa che possieda il Trentino. 

È assai interessante ripetere le vedute del Leonardi sulla genesi dell’acido solfidrico contenuto in quest’acqua: l’acqua non contiene alcun solfuro, né il monte da cui l’acqua scaturisce lascia supporre che ne contenga sì che esso possa cedere all’acqua di quest’acido. 

Pare invece che in quest’acqua siano contenute delle speciali fanerogame che avrebbero la proprietà di scomporre il solfato calcareo contenuto nell’acqua della sorgente con produzione d’acido solfidrico. Tali fanerogame sarebbero dimostrabili in una materia gelatinosa, bianco sudicia che ricopre l’acqua e riveste le foglie delle erbe che coll’acqua vengono a contatto.

La sorgente di Pozza fu usata essenzialmente nella cura delle malattie della pelle; pare si avesse qualche successo anche colla cura interna dei catarri cronici intestinali e nelle discrasie.”

 

 

Nel 1925, un certo Ludovico da Pozza avrebbe ricostruito una casa di legno per riprendere le attività termali. Pochi anni dopo, però, un incendio distrusse il centro. Solo nel 2003 è stato aperto un nuovo centro termale in Val di Fassa.

 

 

01.02.2024 - Maria Pichler 

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